Venerdì, 05 Maggio 2017 10:11

PORTARE I PICCOLI - PRIMI APPROCCI AL BABY WEARING

Scritto da Tiziana - La Liscia

Quando Matilde era piccola mi è capitato di vedere in giro mamme che portavano i propri bimbi in fascia. La cosa mi aveva incuriosita, ma si era fermata lì. Con la seconda gravidanza, invece, ho deciso di avvicinarmi a questo mondo per una questione logistica: portare il mio secondo bimbo favorirá per esempio degli spostamenti più agili anche semplicemente quando dovrò portare Matilde alla scuola dell'infanzia. Inoltre il babywearing mi garantirá di avere le mani libere e quindi la possibilità così di continuare ad aver lo stesso tipo di contatto con Matilde che abbiamo adesso: andare a spasso mano nella mano. Ma come scegliere?

Da completa novellina ho iniziato a cercare in rete notizie circa il babywearing, rendendomi conto che esiste un mondo sulle tecniche di portare. Devo confessare di essermi sentita un pochino persa, quindi ho deciso di partecipare ad un paio di incontri informativo sul babywearing. Uno è stato tenuto da Rolling Mamas, un'associazione presente sul territorio brianzolo che si occupa di sostegno alla genitorialità secondo l'idea del contatto emotivo tra mamma e bambini e che, tra i vari incontri che offre, si occupa di informazioni e tecniche di legature e che ringrazio anticipatamente per alcune foto che mi hanno concesso di utilizzare. Il secondo incontro, invece, è stato tenuto da A Casa Con Te, uno studio di ostetriche a domicilio sempre in Brianza.

Babywearing significa letteralmente indossare il proprio bambino. Di solito lo si associa alle popolazioni come quelle africane, dove questa tecnica viene tramandata di generazione in generazione come discorso di comodità pratica: le mamme possono portare il loro bambino continuando a svolgere il loro lavoro nei campi.

Nelle società occidentali, dove il babywearing sta prendendo piede sempre maggiormente, oltre all'aspetto pratico si associa anche un discorso psicologico: il bebè, una volta nato, si trova ad abbandonare l'utero, ambiente caldo, ovattato e protetto, per entrare in un mondo nuovo, freddo e pieno di stimoli, luci e rumori. Quindi il contatto diventa per lui un bisogno primario, per avere dunque una continuità tra vita intrauterina ed extrauterina e quel senso di protezione a cui è stato abituato per 40 settimane. I bambini hanno quindi un naturale bisogno di contatto: non è vero che i bambini si viziano stando in braccio. Quando mamma e papà li tengono in braccio, semplicemente rispondono ad un loro bisogno naturale. Proprio per questo motivo, i bimbi portati in fascia sono bimbi che piangono meno.

 

Ma come si porta? In occidente, il primo approccio del portare è davanti. Si porta quindi seguendo il bisogno fisiologico del bambino. Portare davanti signifivìca favorire il contatto visivo con la mamma, che genera un senso di protezione nonchè il contatto fisico cuore a cuore che è importantissimo anche per la stimolazione della montata lattea. Si porta seguendo la posizione ergonomica del piccolo, cioè in verticale, seduta e con la ginocchia più alte del sederino (a ranocchio) e la schiena a C (cifosi totale della schiena). Questo favorisce un corretto sviluppo dell'articolazione dell'anca e la conservazione della naturale anatomia della colonna vertebrale.

Portare un bambino appena nato fronte mondo e in un supporto statico, come può essere nel caso di zaini comunemente in commercio, vorrebbe dire lasciarlo in balia di stimoli esterni senza filtri. Per lo stesso motivo, per i primi mesi di vita del bambino, il fronte strada è da evitare anche con il passeggino. È importante che il bambino abbia un contatto visivo con la mamma,cChe istintivamente spiegherà al suo bimbo tutto quello che accade intorno.

Quando il bambino cresce, quando ha un controllo maggiore del capo, si può passare a portare di fianco: la mamma rimane comunque un filtro per il suo bambino, ma gli permette anche un contatto col mondo e nello stesso momento protezione dagli stimoli. 

Il passaggio successivo, è quello di portare dietro: in questo modo il bambino vede il mondo sì di fronte, ma dallo stesso punto di vista della mamma, mantenendo tuttavia un senso di contatto con lei e quindi di protezione.

Ma quando è il momento di decidere di portare? Lo si può fare da subito, ma solo la mamma saprà qual è il momento più adatto, perchè è lei che deve sentirselo, seguendo quindi il proprio istinto.

Per quanto concerne i supporti, ce ne sono di molteplici. Per iniziare vengono consigliate fascie rigide e fascie elastiche come queste qui sotto.

 

 

 

Il supporto che più mi ha incuriosita e da cui sono stata affascinata è la fascia lunga rigida: il consiglio per chi è alle prime armi è di scegliere una fascia in cotone al 100% di taglia 6 (circa 4,60 mentri) se i bimbi sono nati a termine (per i prematuri invece viene consigliata una fascia elastica). Con una fascia di questo genere si possono fare diverse legature per portare sia avanti che di fianco che dietro. 

Ovviamente in commercio ne esistono molteplici, splendice, coloratissime e dai tessuti più svariati, che però vengono consigliati a chi è già pratico nel portare i bimbi.

Al momento sono in attesa di ricevere la mia prima fascia rigida e ho una fascia elastica con cui sto iniziando a dilettarmi con le tecniche di legatura più semplici. Spero di diventare più sempre più brava e di appassionarmi a questo nuovo mondo. Perchè, come dice un'ostetrica di mia conoscenza, una volta entrati nel tunnel l'importante è arredarlo bene!

E voi avete esperienza di fasce? Volete raccontarcela?

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